Giovani e lavoro: cosa chiedono davvero le nuove generazioni
30/09/2026
Retribuzione, crescita, equilibrio e prospettive: come sta cambiando il rapporto con il lavoro
Giovani e lavoro: il rapporto sta cambiando, ma non nel modo semplicistico con cui viene spesso raccontato. Le nuove generazioni cercano una retribuzione adeguata, ma guardano anche alla qualità dell’esperienza professionale, alle opportunità di crescita, all’equilibrio con la vita privata e alla possibilità di costruire un futuro sostenibile.
Capire cosa vogliono i giovani dal lavoro significa quindi osservare insieme aspettative e condizioni reali di ingresso nel mercato. Un confronto importante anche per chi deve scegliere un percorso formativo, acquisire nuove competenze o orientarsi verso una professione.
Cosa vogliono oggi i giovani dal lavoro?
Le aspettative dei giovani sul lavoro non possono essere ridotte alla ricerca di maggiore libertà o di un migliore equilibrio tra vita privata e professionale. I dati più recenti mostrano un quadro più articolato, nel quale convivono esigenze economiche, bisogno di sicurezza e desiderio di crescita.
L’Osservatorio GenerationShip 2025 di Changes Unipol, pubblicato a gennaio 2026 e dedicato ai giovani tra i 23 e i 35 anni, descrive una generazione che attribuisce ancora un ruolo centrale al lavoro, ma si confronta con precarietà, redditi contenuti e difficoltà nel raggiungere l’autonomia economica. Il 34% dei giovani lavoratori dipendenti ha un contratto non standard, contro il 15% degli adulti. Il 44% percepisce meno di 1.500 euro netti al mese e solo il 27% supera i 2.000 euro. Un giovane su quattro non è economicamente autosufficiente. La retribuzione netta ritenuta adeguata si colloca intorno ai 2.000 euro al mese.
Dietro la domanda “cosa vogliono i giovani dal lavoro?” emergono quindi alcune priorità strettamente collegate:
- una retribuzione adeguata, che permetta di costruire una reale autonomia;
- un equilibrio sostenibile tra vita professionale e personale;
- un ambiente di lavoro positivo;
- stabilità e sicurezza del posto;
- opportunità di crescita professionale e sviluppo delle competenze.
Non significa che tutte le persone appartenenti alla stessa generazione abbiano le medesime aspettative. Significa, piuttosto, che il rapporto con il lavoro si sta trasformando insieme alle condizioni economiche e sociali nelle quali i giovani costruiscono il proprio futuro.
Gen Z e lavoro: equilibrio, sicurezza e retribuzione
Quando si parla di Gen Z e lavoro, la prima parola che ricorre è spesso “equilibrio”. I dati la confermano, ma mostrano anche che la retribuzione resta un elemento decisivo.
Il Gen Z Intelligence Report, realizzato da Il Sole 24 Ore con 24 ORE Ricerche e Studi in partnership con WTW e dedicato ai giovani tra i 18 e i 30 anni, colloca al primo posto il rapporto tra vita privata e lavoro (60,4%), seguito da stabilità e sicurezza (47,6%), retribuzione (39,6%) e ambizione di carriera (29,8%). Allo stesso tempo, il 54% dei giovani rifiuterebbe un impiego con una paga poco competitiva: la retribuzione non è la prima aspirazione, ma diventa una soglia sotto la quale l’offerta non viene presa in considerazione.
Questa soglia va letta nel contesto economico. Secondo l’Osservatorio Welfare 2025 di Edenred, la Gen Z, fino a 24 anni, è la generazione più attenta al carovita (70%) e alla flessibilità. Le condizioni di partenza descritte da GenerationShip, con redditi spesso inferiori alla cifra ritenuta adeguata, aiutano a capire perché il tema economico resti sullo sfondo di ogni scelta.
Cercare equilibrio e flessibilità, quindi, non equivale a un minore interesse per il lavoro. Per molti giovani significa cercare condizioni professionali sostenibili, che offrano tempo, sicurezza e un reddito sufficiente per l’autonomia.
Il lavoro deve offrire anche una prospettiva
Lo stipendio conta, ma da solo non esaurisce le aspettative. Un altro elemento riguarda la possibilità di capire dove può portare un determinato lavoro e quali opportunità può aprire nel tempo.
Questo cambia anche il valore attribuito alla formazione. Imparare una professione non significa soltanto acquisire le capacità necessarie per svolgere una mansione nell’immediato, ma costruire competenze che possano essere aggiornate, trasferite e sviluppate durante il percorso professionale.
In questa prospettiva diventano importanti esperienze che permettono di:
- confrontarsi con situazioni professionali concrete;
- conoscere strumenti, tecnologie e procedure realmente utilizzati dalle imprese;
- sviluppare competenze tecniche e trasversali;
- comprendere meglio le proprie attitudini attraverso l’esperienza;
- continuare ad apprendere anche dopo l’ingresso nel mondo del lavoro.
È qui che formazione e occupazione iniziano a essere parti dello stesso percorso.
Giovani e mercato del lavoro: tra aspettative e realtà
Parlare di giovani e mercato del lavoro richiede di confrontare queste aspettative con le condizioni effettive di ingresso e permanenza nell’occupazione.
Il Focus Istat “Giovani e mercato del lavoro”, che riguarda i 20-34enni e riporta dati del 2024, analizza il rapporto tra percorso formativo, partecipazione al lavoro e coerenza tra competenze possedute e lavoro svolto. Nel 2024 il tasso di occupazione dei 20-34enni si ferma al 57,9%, perché una parte consistente di questi giovani è ancora inserita in percorsi di istruzione e formazione. Tra chi ha concluso gli studi, il tasso di occupazione sale al 70,2%.
Più in generale, nel secondo trimestre del 2026 il mercato del lavoro italiano ha registrato una crescita degli occupati, arrivati a 24 milioni e 363 mila, con un tasso di occupazione del 63,1%. Il miglioramento complessivo, tuttavia, non cancella le specifiche difficoltà che interessano l’ingresso dei giovani nel lavoro, come mostrano i dati GenerationShip su precarietà e redditi.
Su questo fronte l’INAPP ha avviato nel 2026 l’indagine “I percorsi dei giovani fra scuola, formazione e lavoro”, che coinvolge un campione di 16.200 giovani tra i 18 e i 34 anni. L’obiettivo è analizzare le esperienze che precedono il raggiungimento di un inserimento stabile e soddisfacente.
Il tema, quindi, non riguarda soltanto trovare un lavoro, ma riuscire a costruire le condizioni per mantenerlo, crescere professionalmente e adattarsi ai cambiamenti.
Le competenze fanno ancora la differenza?
La risposta breve è sì, ma non basta accumulare conoscenze. Diventa sempre più importante possedere competenze utilizzabili in situazioni concrete e continuare ad aggiornarle.
Un approfondimento INAPP presentato a luglio 2026 evidenzia che il 27% dei giovani italiani tra i 25 e i 34 anni presenta una ridotta dotazione complessiva di capitale umano, considerando istruzione, competenze cognitive, partecipazione alla formazione e abilità socio-emotive. È la quota più alta tra gli otto Paesi messi a confronto nello studio.
Lo stesso studio mostra una relazione tra solidità delle competenze e possibilità occupazionali: nei Paesi analizzati, i gruppi con una dotazione di capitale umano più forte presentano tassi di occupazione superiori alla media nazionale.
In un mercato nel quale tecnologie, processi e professioni evolvono rapidamente, la formazione diventa quindi uno strumento per entrare nel lavoro e continuare a evolvere insieme al lavoro.
Imparare facendo: perché l’esperienza conta
Una delle sfide per chi si affaccia al mondo professionale consiste nel ridurre la distanza tra ciò che si impara e ciò che viene richiesto nei contesti produttivi.
Laboratori, stage, tirocini e percorsi progettati in relazione alle esigenze professionali permettono di sperimentare le competenze prima ancora dell’ingresso definitivo nel mercato del lavoro.
In Piemonte questa relazione è parte integrante del sistema di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP). I percorsi regionali, come quelli di Enaip Piemonte, privilegiano l’apprendimento in contesti pratici, come i laboratori, e prevedono stage obbligatori presso le imprese a partire dal secondo anno. Nel Sistema Duale l’esperienza in contesto lavorativo, attraverso alternanza simulata o rafforzata e apprendistato, è prevista fin dal primo anno.
Secondo la Regione Piemonte, che richiama una ricerca INAPP del 2021, il 66% dei qualificati e diplomati IeFP trova un’occupazione entro tre anni e, tra chi lavora, oltre il 70% è occupato in un settore coerente con la formazione ricevuta.
È un dato che aiuta a comprendere perché la relazione tra formazione, competenze ed esperienza professionale sia centrale quando si parla del futuro lavorativo delle nuove generazioni.
Orientarsi significa capire quale strada costruire
Di fronte a professioni che cambiano e a possibilità formative molto diverse, scegliere può essere difficile. Per questo l’orientamento non dovrebbe limitarsi a indicare un corso o una professione, ma aiutare la persona a mettere in relazione interessi, capacità, opportunità formative e prospettive occupazionali.
Per un giovane può significare capire quale percorso intraprendere dopo la scuola. Per chi ha già avuto esperienze professionali può voler dire riconoscere competenze già acquisite e individuare quelle da sviluppare. Per chi ha perso il lavoro, infine, può diventare il punto di partenza per costruire una nuova direzione professionale.
Anche il sistema regionale piemontese prevede percorsi rivolti non soltanto ai più giovani, ma anche a disoccupati, persone in cerca di prima occupazione e lavoratori che desiderano riqualificarsi, con corsi collegati alle esigenze del territorio e delle imprese: scopri QUI tutta l'offerta formativa di Enaip Piemonte.
Giovani e lavoro: una relazione da costruire
Le nuove generazioni non sembrano chiedere meno al lavoro. Al contrario, chiedono che il lavoro possa offrire autonomia economica, stabilità, equilibrio, possibilità di crescita e prospettive concrete.
Allo stesso tempo, il mercato richiede capacità tecniche, adattabilità e disponibilità ad aggiornarsi durante tutta la vita professionale. Il punto di incontro tra queste due esigenze passa anche dalla possibilità di scegliere percorsi formativi collegati alle professioni e alle trasformazioni del territorio.
Per questo conoscere le opportunità disponibili può essere il primo passo per costruire il proprio percorso. Nei Centri Enaip Piemonte è possibile trovare corsi di formazione professionale per giovani e adulti, percorsi di orientamento e opportunità rivolte a chi vuole entrare, rientrare o riposizionarsi nel mondo del lavoro.
FAQ: giovani, formazione e lavoro
Cosa vogliono i giovani dal lavoro?
dati recenti indicano che retribuzione adeguata, equilibrio tra vita privata e lavoro, stabilità, ambiente positivo e prospettive di crescita sono elementi centrali. Le aspettative cambiano da persona a persona e dipendono anche dalla fase della vita e dalle condizioni economiche.
Cosa cerca la Gen Z nel mondo del lavoro?
Secondo il Gen Z Intelligence Report di Il Sole 24 Ore e WTW, per i giovani tra i 18 e i 30 anni al primo posto c’è l’equilibrio tra vita privata e lavoro, seguito da stabilità e retribuzione. Più della metà rifiuterebbe comunque un impiego con una paga poco competitiva, e il costo della vita contribuisce a influenzare le scelte professionali.
Quali competenze servono per entrare nel mondo del lavoro?
Non esiste un unico gruppo di competenze valido per tutte le professioni. Accanto alle competenze tecnico-professionali specifiche del settore, sono importanti capacità digitali, problem solving, abilità relazionali, adattabilità e disponibilità all’apprendimento continuo.
Perché la formazione professionale può facilitare l’ingresso nel lavoro?
La formazione professionale permette di sviluppare competenze legate a specifici mestieri e di sperimentarle attraverso laboratori, stage e attività in contesti professionali. In Piemonte, il sistema IeFP integra formazione culturale di base, apprendimento pratico ed esperienza nelle imprese.
Come scegliere un percorso professionale?
È utile partire da interessi, capacità e obiettivi personali, confrontandoli con le competenze richieste dalle professioni e con le opportunità presenti sul territorio. Un percorso di orientamento può aiutare a trasformare queste informazioni in una scelta più consapevole.




