Non è solo l'AI a fare la differenza: cosa serve davvero alle imprese per trasformare l'innovazione in valore
19/06/2026
Un confronto tra imprese, esperti e istituzioni per capire come trasformare innovazione, competenze e organizzazione in vantaggio competitivo
L'Intelligenza Artificiale è entrata stabilmente nel dibattito pubblico e nelle strategie aziendali. Ma tra utilizzare uno strumento e trasformare davvero un'organizzazione esiste una differenza sostanziale.
È stata questa, in fondo, la domanda che ha attraversato "Non è solo l'AI a fare la differenza", l'evento promosso dal Servizio Imprese di Enaip Piemonte per mettere a confronto istituzioni, imprese, esperti e professionisti sul tema dell'innovazione e delle competenze necessarie per affrontare il cambiamento.
Nel corso del pomeriggio sono emerse prospettive diverse, accomunate però da una convinzione condivisa: l'Intelligenza Artificiale rappresenta un'opportunità straordinaria, ma il suo impatto dipende soprattutto dalla capacità delle organizzazioni di governarla, integrarla nei processi e valorizzare le persone che la utilizzano.
La tecnologia non basta
Ad aprire i lavori è stato Matteo Faggioni, Direttore Generale di Enaip Piemonte, richiamando il ruolo della formazione come leva strategica per accompagnare imprese e persone in uno scenario in continua evoluzione.
Una riflessione ripresa anche da Raffaele Saccà, del Comitato di Direzione Strategia e Sviluppo Business di Fondimpresa, che ha sottolineato come l'attuale fase di trasformazione richieda di valorizzare le persone oltre agli strumenti tecnologici.
I dati presentati da Laura Morgagni e Veronica Spadoni di Fondazione Piemonte Innova hanno poi offerto una fotografia significativa dello stato dell'arte. Se da un lato cresce l'interesse verso l'AI e aumentano le sperimentazioni, dall'altro molte aziende faticano a tradurre queste iniziative in un reale cambiamento organizzativo.
La ragione, secondo quanto emerso, è semplice: il valore non nasce dall'adozione della tecnologia in sé, ma dalla sua integrazione nei processi aziendali e dal collegamento con obiettivi concreti di business. Molte imprese stanno sperimentando l'AI, ma poche stanno davvero trasformando il proprio modo di lavorare.
Non è quindi una questione di quantità di strumenti utilizzati. La sfida è individuare gli ambiti in cui l'Intelligenza Artificiale può generare efficienza, qualità e migliori decisioni, costruendo attorno ad essa una strategia coerente.
AI o non AI? La domanda è un'altra
A guidare il confronto è stato Andrea De Beni, TED Speaker, formatore e vicepresidente di Bionic People, che ha scelto di aprire i lavori con una provocazione: "AI, non AI, questa è la domanda?"
La sua riflessione ha invitato i partecipanti a superare le contrapposizioni ideologiche. Citando Socrate, che vedeva nella scrittura un possibile rischio per la memoria umana, De Beni ha ricordato come ogni innovazione importante abbia generato timori e resistenze. Eppure è stata proprio la scrittura a permettere la trasmissione del pensiero attraverso i secoli.
Il punto, quindi, non è temere l'Intelligenza Artificiale né accoglierla in modo acritico, ma comprenderla e utilizzarla consapevolmente. Un invito a guardare alla tecnologia come a uno strumento da conoscere e governare, non come a qualcosa da celebrare o respingere a priori.
L'AI cambia anche il modo in cui pensiamo
Tra gli interventi più stimolanti della giornata, Alberto De Biasi, esperto di leadership e percorsi di apprendimento di Awair, ha spostato l'attenzione dagli aspetti tecnologici a quelli culturali.
Secondo De Biasi, l'AI offre grandi opportunità, ma porta con sé anche alcuni rischi da non sottovalutare. Il primo riguarda il linguaggio. Se tutti utilizziamo gli stessi strumenti per scrivere, comunicare e produrre contenuti, esiste il rischio di una progressiva omologazione del pensiero e della comunicazione.
Il secondo riguarda le relazioni. L'Intelligenza Artificiale può rappresentare un supporto prezioso, ma non può sostituire il confronto umano. Per sua natura tende a completare compiti e fornire risposte, mentre la crescita professionale e personale nasce spesso dal dialogo, dal dubbio e dalla messa in discussione delle proprie idee.
Una riflessione sintetizzata efficacemente in una delle frasi che ha accompagnato il suo intervento: "Siamo esseri che pensano attraverso il linguaggio. Se il linguaggio si impoverisce, si impoverisce anche la nostra capacità di pensare."
Prima il problema, poi la soluzione
La stessa attenzione alla dimensione organizzativa è emersa nell'intervento di Simone Gattiglio, Digital Transformation Manager di SPEA, che ha portato l'esperienza concreta di un'azienda impegnata in percorsi di trasformazione digitale e introduzione dell'AI.
Gattiglio ha evidenziato come molte organizzazioni partano dalla domanda sbagliata: quale strumento utilizzare. La domanda corretta, invece, riguarda il problema da risolvere.
L'esperienza di SPEA mostra che i principali ostacoli non sono tecnici, ma organizzativi: qualità dei dati, carenza di competenze, difficoltà nel gestire il cambiamento e mancanza di figure capaci di collegare processi produttivi e tecnologie emergenti. Prima ancora di scegliere una piattaforma o un modello, è necessario comprendere dove l'AI possa realmente creare valore.
Un messaggio sintetizzato in un'affermazione che ben rappresenta lo spirito dell'evento: l'AI non rende intelligente un'azienda, rende più veloce un'azienda che lo è già.
Governare l'AI, non subirla
A chiudere il percorso di riflessione sono stati Riccardo Bubbio, CEO e Founder di Alteha Consulting e Vicepresidente AIDP Piemonte e Valle d'Aosta, e Pamela Melato, Partner di PRAXI e coordinatrice del gruppo HR Tech & AI di AIDP.
Il loro intervento ha posto l'accento su un tema spesso sottovalutato: la governance. Molte PMI stanno già utilizzando strumenti di Intelligenza Artificiale, ma poche hanno definito con chiarezza chi decide, chi controlla i dati, chi supervisiona gli output e quali regole guidano l'utilizzo della tecnologia.
Attraverso dati, esempi e casi concreti, Bubbio e Melato hanno mostrato come il successo di un progetto AI dipenda da fattori che vanno ben oltre l'algoritmo: qualità dei dati, accountability, competenze, processi decisionali, fiducia e supervisione umana. Senza questi elementi, anche le tecnologie più avanzate rischiano di restare semplici sperimentazioni.
Da qui la necessità di costruire una vera cultura della governance, capace di accompagnare l'innovazione con regole chiare, responsabilità definite e percorsi di apprendimento continui.
Meno attenzione agli strumenti, più attenzione alle organizzazioni
Anche il panel dedicato alle esperienze aziendali, con Francesca Lombardo di Prima Power e Roberta Parena di Interpump Group, ha confermato come l'adozione dell'AI richieda molto più dell'introduzione di nuove tecnologie. Servono coinvolgimento delle persone, capacità di accompagnare il cambiamento e una visione organizzativa condivisa.
È questa la conclusione più significativa emersa dal confronto tra tutti i relatori.
Che si parli di dati, competenze, leadership, processi, relazioni o governance, il punto resta lo stesso: l'Intelligenza Artificiale non genera valore automaticamente. Il valore nasce quando le organizzazioni riescono a integrare tecnologia e competenze umane, innovazione e responsabilità, efficienza e pensiero critico.
Per questo il titolo scelto da Enaip Piemonte per l'evento si è rivelato anche la sua sintesi più efficace: non è solo l'AI a fare la differenza. La differenza la fanno le persone, le competenze e le organizzazioni che imparano a evolvere insieme alla tecnologia.




